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October 04 L'ultima mia lacrima è per te.Una sera come tutte le altre, forse più fredda. Classica serata tra amici. Giro monotono per la città, qualche bevanda in un pub e via in moto con il vento gelido che ti punge il viso e le luci che ti illuminano la solitaria via. I pensieri nascono lenti. Non dovevi lasciarmi, stupida. Il vento diventa sempre più gelido. Non dovevi andartene. Il rumore del motore si confonde con il suono di una lacrima che solca il mio viso. Sei stata la mia vita, l’unica ragazza che abbia mai amato e adesso, sei l’unica ragazza che vorrei odiare. Ricordo tristemente quell’ultimo momento insieme a te. Quel bacio lungo tutta una notte e quelle tue mani, bianchissime, lungo le mie forti spalle, tra i capelli, sulle labbra. Mi hai lasciato come se fossi un oggetto, mi hai lasciato dopo avermi detto “ti amo..”. Come hai potuto? Ti ho dato la mia vita, ti ho dato la mia felicità, ogni sorriso era tuo. Adesso? Chissà dove sei, con chi sei. Un’altra lacrima scende fino alle labbra. Aumenta la velocità della moto. La mano destra sembra autonoma, comanda lei ormai. Perdermi nel tuo profumo, innamorarmi ogni secondo di più, nutrirmi del tuo amore. Sono affamato di te, amore. Ti odio come non ho mai odiato nessuno. Ti amo come l’amore ama la vita. 200 kmh. Corro, corro nel buio, lontano dalla città, lontano da te, lontano da ogni ricordo. Corro veloce come il vento. Fuggo. Le lacrime mi annebbiano la vista. Troppo tardi per frenare. Ho trovato la fine delle mia sofferenza. Sento il sangue scorrere via dalle mie vene, il dolore che mi lacera la carne, le grida di una donna in lontananza, un bambino che grida “aiuto..”. Aiuto, anche io lo chiesi quando mi lasciasti. Anche io gridai, quando te ne andasti. Finalmente, abbandonerò questa triste realtà. Andrò via, dove tu non potrai trovarmi. Andrò dove le sofferenze non potranno travolgermi. Che sia la fine o l’inizio di una nuova vita, non ha importanza. L’unica cosa che importa è che sarò lontano da te. Sento le voci farsi sempre più basse, le mani dei medici su di me. Non voglio salvarmi. Il respiro mi abbandona. Una lacrima, l’ultima, si mischia al sangue sul mio volto. Addio, amore. September 13 SiriusIl silenzio della notte era rotto dal rumore del vento che faceva danzare le foglie gialle degli alberi nel viale. La luna era, ormai, alta e anche i lupi, sazi, riposavano lungo le rive del fiume. Ma lui no. Avvolto nel suo mantello, con il viso coperto, si dirigeva verso il palazzo, affamato come non mai. I suoi occhi, sembravano di ghiaccio e la sua carnagione era di un pallido mai visto prima. I capelli, scuri come la notte più profonda ed il fisico era quello di un uomo che non conosce né tempo né sofferenza. Si ferma sotto una finestra e, con gli occhi chiusi, rivolto al cielo, odora il vento e ciò che trasporta. Lo sente. Sente il giovane odore di una donna. Nella sua mente, ne disegna i lineamenti. La vede, la vuole, sarà sua, ha fame. Lentamente, è di fronte alla finestra. All’interno, vede una stanza illuminata solo dalla luce tenue dalla luna, un armadio bianco, un gatto che dorme dentro un cesto e un letto. Eccola. Come un’ombra, entra nella stanza e nel silenzio si accosta al letto della giovane. Ha una camicia da notte bianca, come la sua carnagione. Lunghi capelli biondi le coprono il viso candido e le sue labbra sono rosa. S’intravedono i denti, perfetti. È tranquilla, ma ha un sonno disturbato. Che abbia capito che qualcuno la sta osservando? Il collo è nudo e Sirius non ci mette molto a notarlo. Delicatamente, leva i capelli dal suo volto e la vede in tutta la sua bellezza, come l’aveva immaginata. Si avvicina a lei penetrando nel profondo del suo odore. Apre appena la bocca e le si accosta al collo, sente il sangue che le pulsa attraverso le vene e lo desidera. Desidera nutrirsi di lei. La morde con delicatezza ma lei, si sveglia di colpo. Vuole gridare, ma non ne ha le forze, lo fissa negli occhi e lo guarda impaurita. I suoi occhi verdissimi e la paura che li vive, non possono non colpire il giovane vampiro. Si allontanò di scatto dalla giovane e rimase in silenzio in un angolo buio. Era solo riuscito a graffiarla con i suoi denti, ma vedeva che il sangue le scorreva fino ai seni macchiando la purezza della sua pelle. Non era più fame quella, era desiderio di averla, di possedere quella bellezza per sempre, di amarla fino alla fine del mondo. Senza emettere alcun suono, Celine, corse contro la porta in cerca di salvezza, ma fu bruscamente fermata dalle mani di Sirius che le bloccarono i polsi contro la porta di legno. “non avere paura di me, dolce donna…” alla voce tenebrosa del giovane, non seppe resistere: socchiuse gli occhi e si lasciò andare tra le sue braccia forti. In cuor suo, Celine, sperava che la catturasse. La condusse, lentamente, tra le morbide lenzuola e, assetato d’amore, cominciò a spogliarla come se stesse accarezzando un fiore. Con le dita, percorreva il suo corpo nudo, dal collo alla pancia e oltre. La faceva ansimare di piacere ed era una sensazione che la giovane non aveva mai provato prima. Nonostante la paura, si lascio amare, si lasciò possedere da quello sconosciuto che tanto la inquietava. Sentiva il suo sangue che pulsava nelle vene, che percorreva veloce il suo corpo e la possedeva. Gridava di piacere nel silenzio della notte, mentre con la lingua poteva percepire gli appuntiti canini del giovane. Un ultimo grido. Poi, il nulla. Il silenzio piombò di nuovo nella stanza. I suoi denti, affondavano, dolcemente, nel collo di Celine. Il sangue, caldo, gli giungeva in gola portandolo alla follia. Era drogato di lei. Non aveva mai bevuto un sangue così buono. Sarà il sapore dell’amore? Di un amore che non finirà mai? Di un amore ricambiato? Mille domande distrussero la pace del giovane. Una sola certezza rassicurò l’animo di Sirius: lei sarà sua per sempre, ormai. Celin, è un vampiro.
August 14 lettera ad un'amicaCara amica mia, ricordo ancora il giorno in cui ti conobbi. Bella, solare, energica come non mai, arrivasti in quella stanza sorridendo, ti sedesti accanto a me e ti presentasti senza timore. Il suono della tua voce, penetrò i miei timpani e mi fece subito battere il cuore. Con il tempo, ti accorgesti che non avevo molte amiche e, dunque, forse per compassione o per amore, diventasti amica mia. Ricordi? Passavamo le giornate insieme, ovunque. Quanto amavo quei momenti, io, te e il sole che trafiggeva quei capelli color rame ed illuminava i tuoi occhi azzurrissimi. Ricordo ancora il colore delle tue guance color pesca e quella bocca rosea. Alta e magra, come un fiore, ti divertivi a correre per quel campo che addolciva le nostre giornate. Ricordo ancora quelle mattine al mare: via le scarpe, su le zampe dei pantaloni e veloci a rincorrerci, bagnando di fresche acque i nostri piedi. M’innamorai di quelle giornate come, lentamente, m’innamorai di te. Tenevo nascosto il mio amore, non volevo che anche tu, come le altre, mi abbandonassi. Sognavo tutte le notti i tuoi baci, le tue carezze, la tua voce, il tuo amore, ma sapevo che questi sarebbero rimasti solo sogni di una ragazza innamorata. Marco, Matteo, Claudio ed altri, ti facevano la corte e ne ero molto gelosa, ma non potevo protestare, preferivi il loro amore. Passavo interi pomeriggi, a scrivere il mio diario: scrivevo della nostra amicizia, del mio amore e dei miei sogni. Fino a quel giorno. In lacrime, ti dissi del mio amore, del perché non avevo amiche ed, impaurita, ti abbracciai. Non osasti respingermi, anzi. Ricordo ancora quel sorriso. Mi guardasti e mi baciasti. Eravamo uguali. Mi dicesti che, per anni, fingesti di essere chi non eri. Per anni, come me, ti nascondesti dietro ad un diario. Per mesi, come me, scrivesti i tuoi sogni e per mesi, amore mio, sognasti il mio amore. Ti amo, amore mio. Sognasti anche questa lettera, che non leggerai mai. Ho tinto troppo tardi d’amore questo foglio. Ti hanno portata via da me. Eri nella tua macchina, stavi venendo a trovarmi. Come un lampo, quei fari ti travolsero e non servì il lavoro dei medici. Ogni giorno, piango su quella lastra di marmo bianca. Ogni giorno, desidero quei baci e quell’amore che mi hanno strappato. Ogni secondo della mia vita, vorrei averti qui. Ma sono felice. Io vivrò sia la mia che la tua vita. Avevi un sogno, Aurora, andare a Parigi. Ed è da qui che ti scrivo. Sono seduta in un tavolo e, nel vento, sento il tuo profumo. Mi manchi, tesoro. Ma so che un giorno, sarò di nuovo tra le tue braccia. Ti amo tanto. Per sempre tua, Martina.
July 29 scrivere di noi..Il calore del sole viene percepito dalla mia bianca pelle. Le lenzuola sono fresche e profumano ancora di pulito. Evidentemente, non hanno ancora conosciuto alcun odore ed attendono, come me, il tuo inebriante profumo, quel profumo che riesce a catturare tutti i miei sensi, che riesce a rapirmi ogni volta, che amo, che desidero, che voglio. Come mi hai ordinato, padrone del mio cuore, ho indossato ciò che vi era dentro quel pacco che sapeva del tuo desiderio, delle tue più spinte fantasie: un abitino di raso nero, un paio di slip neri e un nastro di raso, nero. Devo ammetterlo, amore, rimasi stupita dalle tue parole. Mi siedo sul letto e, come da regola, copro, vogliosa, i miei occhi azzurrissimi con quel morbido nastro. Aspetto il tuo arrivo distesa tra i morbidi cuscini. Nel biglietto, c’era anche scritto che dovevo farmi trovare con i capelli bagnati: eseguito. Aspetto ancora. Sento il cinguettio degli uccelli e il rumore della tenda mossa dal vento. Dalle stanze vicine, si percepisce qualche suono: risate, bambini, grida, liti. Eccoti. Anche se vuoi fare il massimo silenzio, so che sei lì. Sento il tuo odore, sento il tuo cuore che batte nel silenzio di quella stanza bianchissima, sento il rumore dell’orologio che stai poggiando sul comodino, né sento il rumore delle lancette che battono il tempo che mi dista dal tuo corpo: uno, due, tre.. percepisco il tuo respiro sul mio collo e, adesso, le tue labbra sul mio lobo sinistro. Lentamente sento la tua lingua che mi bagna le labbra e mi perdo in quel bacio che sa di pesca. Pesca? Rimango un po’ con il fiato sospeso e poi sento una goccia fresca sulla mia coscia, sento che leggera, veloce, dolce, attraversa il mio corpo fino a giungere lì, nell’elastico degli slip. Adesso, in quella strada che ha scavato, sento percorrere le tue labbra affamate, calde, desiderose di me. Ed eccole, di nuovo sulle mie. Il sapore di pesca, è sempre più forte e più dolce. Ho un po’ di paura. Non poter vedere cosa mi stai facendo, mi preoccupa un po’, ma mi eccita tantissimo e tu, antipatico, lo sai e sorridi di me, lo sento. Inaspettatamente, sento le tue mani lungo i miei fianchi. Sento che mi alzi il vestito fino a levarmelo. Sento dozzine di gocce lungo i miei seni, nella mia pancia, nei fianchi. Poggi un tuo dito sulle mie labbra e lo penetri dentro la mia bocca, è dolcissimo. Miele. Intingi il mio indice nel barattolo e te lo porti in bocca, succhi il mio dito con passione e poi, ti perdi in una delle cento gocce sul mio petto. Afferri i miei seni come un bambino assetato, né catturi l’essenza e con dolcezza, mi togli anche quei piccoli slip. Voglioso come non mai, mi afferri le gambe e le apri al tuo cospetto. Sento le tue mani che pressano contro il letto, sotto di me. I tuoi capelli sul mio viso ed il calore del tuo respiro nella mia guancia. Sei affannato, non riuscivi più a trattenerti, vero? Rimango con in fiato sospeso tra verità e fantasia per pochi secondi e poi, ti sento varcare la soglia del mio piacere. Entri lentamente, senza bussare, come se avessi paura. Sento il tuo petto che sfiora il mio e vorrei perdermi nei tuoi occhi nerissimi. Odio questa benda, amore. Percepisco chiaramente il tuo piacere che aumenta ad ogni mio respiro. La tua paura è svanita davanti alla voglia di avermi, davanti alla voglia di prenderti il mio corpo, corpo che nessuno ha mai catturato come te, che nessuno saprà mai prendere come riesci tu. Dal suono sordo della tua voce, capisco che sei giunto alla vetta del piacere e che, questo, come un fiume in piena, ha inondato il tuo corpo conducendoti alla fine del tuo spinto viaggio. Distendi il tuo stanco corpo sul mio e, delicatamente, mi togli dagli occhi quell’ostacolo che ci ha separati l’una dall’altro. La luce mi acceca per qualche istante, ma basta stringere gli occhi per vederti, tesoro mio. Sei il mio sogno, amore. Solamente Dio, sa quanto io ti ami, Alessandro. Ti addormenti, sfinito, accanto a me, schiavo delle mie carezze, dei miei teneri baci, del mio profumo. Come farei senza il tuo amore? Adesso quelle lenzuola, sono tinte di noi, del nostro amore. Hanno saputo catturare il colore del nostro profumo, le forme dei nostri corpi, il calore della nostra voglia e si chiedono, quando ci rincontreranno, gelose della nostra unione segreta. Me lo chiedo anche io. Adesso, quando potrò rivederti? Quando il tuo lavoro ti porterà lontano da lei, come oggi? Quando, quella che chiami “donna della tua vita” partirà con le amiche? Quando ti lascerai? Quando? Quando? Dimmelo! Sei ancora così giovane. La tua pelle, non conosce ancora la tristezza del tempo, come la mia. Siamo fatti l’uno per l’altra. Siamo come il mezzo cuore che mi hai regalato, separati ma dipendenti l’una dall’altro. Odio questa situazione, ma ti amo. Ti amo da morire, amore. Adesso, mi ritrovo qui, davanti a questo computer, che ci ha fatti incontrare, quel pomeriggio. Mi hai appena lasciata a casa, salutandomi con un bacio sulle labbra e con un semplice ”arrivederci amore mio”. Quanto lo odio. Scrivo di noi, disperata. Scrivo al mondo, della nostra storia. Scrivo dell’amore che ci lega e del destino che ci separa. Scrivo del destino che ci unisce e dell’amore che non ci permette di essere legati. Scrivo di te, delle tua bellezza, delle tue parole e di me. Ma che altro scrivere? Vorrei fossi tu, tesoro, a completare questo scritto. Vorrei fossi tu a continuare il libro della nostra vita. Intingi ancora una volta la piuma della felicità in quell’inchiostro nero come i tuoi occhi e denso come la voglia di averci e scrivi, scrivi, scrivi, continua a scrivere di noi. Ti prego. Continua a scrivere.
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